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Il Comune

A cura del Prof. Emidio Civitillo

Pietraroja, il tetto della provincia di Benvento con i suoi 832 metri sul livello del mare, si estende per circa 3.560 ettari, con un’altimetria che va dai 450 metri in località “Cesolla”, vicino al torrente “Torbido”, ai 1780 metri sulla cresta del Monte Mutria.

La popolazione nel 1532 era di 56 “fuochi”, che nel 1648 aumentarono a 119, per poi scendere a 69 nel 1669, a causa della mortalità dovuta alla peste nel 1656.

Nel 1791 gli abitanti aumentarono a 1.673 e divennero 2.135 nel 1861.

Nel 1958 furono 1.213, in continua diminuzione, anche dopo quest’ultima data, a causa dell’emigrazione.

Attualmente gli abitanti sono 678.

L’economia è essenzialmente agrario-pastorale.

La coltivazione della terra è oggi molto ridotta, ma fino a due decenni fa, nonostante fosse poco redditizia, l’agricoltura veniva praticata un po’ ovunque, dalle quote più basse fino ad oltre mille metri di altitudine, con coltivazioni soprattutto di frumento, patate, legumi e granoturco.

L’allevamento, soprattutto di ovini, è invece ancora importante per gli abitanti di “Pietraroja”, ma si allevano anche cavalli e bovini. Quest’ultimi sia allo stato brado che in stalla, per cui è molto praticata la fienagione.

L’allevamento di ovini è stato caratterizzato, fino ad alcuni decenni or sono, dal fenomeno della transumanza (che a Pietraroja chiamano “transumaziòn”), quasi tutta verso la Puglia.

Decine di migliaia di pecore non potevano essere fatte svernare a “Pietraroja”, in stalla col fieno, o nelle immediate vicinanza, per cui venivano condotte nelle pianure pugliesi.

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